"Scopro" l'Islanda ascoltando Bjork. E forse in qualche modo penso che tutti gli islandesi abbiano gli occhi un po' a mandorla e una voce stupenda.
Poi capisco che gli islandesi parlano una lingua tanto complicata, fatta di consonanti che in Italia non usiamo frequentemente, come se volessero concentrarle tutte li` a farsi compagnia.
Infine, realizzo che sotto tutto quel ghiaccio c'e`, quasi per un bizzarro ossimoro, il magma bollente, pronto ad uscire con tutta la sua forza.
Per anni l'Islanda rimane nei miei sogni, esotica meta per un viaggio sicuramente indimenticabile, insieme a paesi come la Finlandia, l'Alaska e il Canada.
E poi un giorno, balza agli onori della cronaca per questo vulcano dal nome impronunciabile (e anche un po' difficile da scrivere) e blocca il mondo.
Ci divide dai paesi oltreoceano come da quelli oltralpe.
E improvvisamente "riscopriamo" la geografia. In maniera bizzarra ipotizziamo di andare negli Stati Uniti "semplicemente" attraversando la Russia e lo stretto di Bering: e che ci vuole?
Poi torniamo seri, serissimi, praticamente catastrofici, e siamo cosi` pessimisti che ormai ci rassegniamo all'idea di non vedere piu` le scie degli aerei sui nostri cieli (e addio ai giochini da bambini che vogliono che ad ogni scia corrisponda un pensiero amoroso).
Adesso l'allarme e` rientrato. Possiamo recarci in aeroporto e progettare viaggi per i prossimi 6 mesi.
E la nube? Rimarra` nei miei ricordi di moglie che attende il ritorno del marito, bloccato a causa sua nel nuovo continente.
Rimarra` negli articoli che vari scienziati scriveranno per descrivere anche ai posteri questo fenomeno.
E poi se ne andra`. Senza far rumore. Senza il clamore che ha scatenato quando e` arrivata.
E l'Islanda? Restera` li` ad aspettarmi, ne sono sicura. Col suo aspetto gelido e il suo cuore caldo.
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